un’opinione sui Ninja picks dal grande Andrea Molena!

per chi non lo conoscesse, Andrea Molena è il chitarrista che ha inciso le tracce audio nel DVD allegato alla nuova edizione di “Studi didattici per chitarra jazz” di Filippo Daccò. E’ un chitarrista di rara sensibilità e preparazione, nonchè uno stimato insegnante di chitarra. Tutto lo staff di Ninja Picks lo ringrazia di cuore per questa sua testimonianza

Qualche mese fa, incontrando l’amico Massimo Valvasori, ci siamo messi  a parlare delle solite cose di cui parlano due chitarristi: ampli, pedali, chitarre, donne…così dopo un po’ di chiacchere lo stavo salutando quando mi dice: “Sai che ho progettato dei plettri ? Ti faccio vedere i primi pezzi usciti dalla fresa”. Prende una scatolina con dei plettri bianchi e neri, più piccoli di un Fender, senza scritte, alcuni con delle tacche laterali: “vedi, questi prototipi sono ricavati da un cilindro di plastica speciale”, e giù ad elencarne le varie componenti compreso un pizzico di teflon, “le tacche laterali indicano lo spessore e queste righe verticali sono dovuti alla fresa. Forse un giorno mi farò costruire degli stampi di precisione,… tieni”, e mi mette qualche plettro in una bustina. “Vorrei chiamarli Ninja Picks…Provali, provali con calma  poi mi farai sapere”. Più per cortesia che per vero interesse prendo i plettri, ringrazio e saluto.

A casa, il giorno seguente, mi ricordo dei plettri e ne provo uno suonando qualcosa: dopo qualche secondo ritorna nella bustina e la smorfia sulla mia bocca indica che forse non fa per me.

A questo punto dovrei informarvi che per i miei primi 15 anni di chitarra ho sempre suonato con lo stesso tipo di plettro, un Gibson heavy con forma a goccia e punta  arrotondata (se vogliamo chiamarla punta); era molto facile tenerlo tra le dita ma si consumava in fretta, tanto che con un tremolo deciso sulle corde basse mi ritrovavo con dei frammenti di plettro sui pick up. Ero arrivato ad ordinarne in negozio “one gross”, unità di misura anglosassone che indica 12 dozzine: 12×12=144 plettri! Dopo questi primi 15 anni avevo deciso di cambiare plettro, volevo suonare anch’io con un plettro tipo i Fender, che chiamavo palettone perchè mi sembrava grande, un plettro con più punta per avere un attacco deciso, rispetto al suono “mellow” del Gibson. Dopo alcune prove avevo individuato il Fender extra heavy (heavy per me era troppo leggero) che mi ero portato come unico plettro in una  vacanza  di due settimane: per i successivi 10 anni ho sempre usato questo tipo di plettro, e visto che si consumava rapidamente… vai col bustone da 144!

Tornando ai Ninja Picks, durante la prima prova ne guardavo la punta, di quelle che proprio pungono, e rimanevo perplesso, influenzato da una mia personale equazione: plettro appuntito = suono appuntito, ovvero piccolo; insomma va bene una punta ben fatta, senza asperità, ma quella del Ninja era forse troppo! Inoltre, il fatto che lo stesso plettro fosse costruito in 5 spessori diversi (da 1mm, a 2mm), creava varietà ma anche confusione…“Provali, provali con calma” aveva detto Massimo.

Nei giorni seguenti, mentre davo lezioni di chitarra, avevo fatto provare i Ninja a qualche alunno: due in particolare che di solito usano un Paul Gilbert dell’Ibanez, simile nella forma, si trovavano perfettamente con il “senza tacche”, cioè quello da 1mm, notando una maggior scorrevolezza del Ninja;  il loro plettro Ibanez era parecchio consumato ma non sembrava vecchio, perchè la scritta con il marchio era intatta. Forse sono fatti con una plastica poco resistente come i miei vecchi Gibson. Mentre gli studenti suonavano osservavo che tenevano il plettro con la falangetta dell’indice destro piegata ad uncino  mentre io la tenevo più dritta: qualche ora dopo, da solo, provo quella presa e sento che con il Ninja funziona meglio, è più stabile, allora suono uno studio di Kreutzer, da sempre un mio riferimento per la tecnica, e  con grande stupore noto che  sono più preciso, specialmente nei salti di corda sbaglio meno: il plettrino comincia a piacermi.

Ad oggi, dopo nove mesi di utilizzo dei Ninja, assieme al Fender extra heavy e qualche altro occasionale, sono sicuro di aver capito alcune cose: la prima è che i plettri Ninja, in qualunque spessore, hanno una scorrevolezza maggiore di qualunque altro plettro da me provato, data dalla punta e dal materiale di cui son fatti che praticamente non si consuma (dopo nove mesi solo quelli che ho usato di più hanno  qualche segno di usura ). Questa scorrevolezza la si avverte soprattutto sulle corde avvolte, ad esempio con riff sul mi basso anche con tremolo (non intendo la leva ma tremolo picking): dove un altro plettro gratta perchè si consuma, il Ninja scorre per settimane e mesi consentendo una velocità maggiore con meno sforzo. All’inizio quando provavo questi plettri non mi piaceva la punta, ma dopo che ho risolto il problema dell’impugnatura ho verificato che porta solo  vantaggi nella precisone della plettrata, inoltre consente di avere un suono grosso anche sul mi cantino, merito sempre della famosa plastica che anche sulla chitarra acustica dà un timbro caldo. Ad esempio, quando qualche mese fa ho fatto una demo per le fantastiche chitarre semiacustiche di Mirko Borghino,  vista la classe degli strumenti e il loro costo (8.000€!), ho pensato bene di portarmi diversi plettri da provare; bene, quando hanno acceso la telecamera, avevo scelto un Ninja 2 tacche e l’ho mantenuto per l’intera demo poichè era quello che faceva sentire il timbro dello strumento senza metterci del suo. Questa caratteristica del Ninja, di avere una punta talmente scorrevole da non produrre alcun rumore sulle corde, e di poter essere usato piatto o angolato sulla corda senza variare il timbro, potrebbe anche essere un difetto per qualcuno, abituato a sentire il plettro grattare e modificare il suono in base alla sua posizione rispetto alla corda.

Per le ritmiche funky,  la classica “frullata”  con il Ninja di qualunque spessore mi riesce sempre perfetta, mentre con altri plettri 1 volta su 10  mi incastro… ma forse è un problema mio.

Il Ninja mi ha risolto anche un problema che ho sempre avuto con le chitarre elettriche: quello di toccare col plettro il pick up al manico, che risolvevo abbassando il pick up di 3-4mm, perdendo suono ovviamente; la giusta presa del Ninja, per me,  prevede che sporga sotto il pollice solo di qualche mm, rendendo migliore l’efficenza di plettrata e impossibile il contatto col pick up. In conclusione posso dire di aver trovato nel Ninja, superate le difficoltà iniziali, un “plettro perfetto” che adesso considero come riferimento per tutti gli altri, un utensile in grado di far ragionare sulla propria abilità  tecnica e realmente migliorarla. Si dice, giustamente, che il suono è nelle mani del chitarrista: beh…una delle due tiene il plettro…  Consiglio a tutti i chitarristi una prova del Ninja, nei vari spessori, soprattutto se siete giovani, o vi sentite tali, e state costruendo la vostra tecnica sullo strumento.

Questa voce è stata pubblicata in caratteristiche. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *